In balìa degli squali
Alcuni mesi fa è stata resa nota, dalla stampa, una proposta per la realizzazione di un piano di intervento pubblico che avrebbe, probabilmente, messo al riparo l'Italia dalle manovre speculative sull'energia.
La proposta, udite udite, veniva nientemeno che dal Ministro Brunetta. Il Ministro più invisibile del Governo Draghi.
Ma bisogna riconoscergli, visto il suo curriculum di economista e docente universitario, delle indubbie capacità.
Non a caso, Draghi lo aveva nominato Ministro della Pubblica Amministrazione.
E, quando scoppia il grande problema dell'energia, il Ministro Brunetta, analizzando le potenzialità di competenza del Dicastero affidatogli, prontamente presenta una ricetta che strategicamente ed economicamente non fa una grinza.
Considerando che i fabbricati di proprietà dello Stato (Regioni, Comuni, Enti vari) sulle cui coperture è possibile installare un impianto fotovoltaico sono circa 1.000.000 (fonte MEF 2018), perché non sfruttare questa opportunità?
Ipotizzando impianti che mediamente producano 20 kw/h, ne consegue che in un anno ognuno possa produrre 23.000 Kw. Si avrebbe una produzione complessiva annuale di 23 miliardi di Kw (23 TWh) che ridurrebbe di 2/3 l'importazione di energia dall'estero.
E, con una buona campagna di incentivazione, il Governo poteva favorire l'installazione del fotovoltaico in ogni altro settore del paese (privati, imprese, industrie, ecc. ecc.).
Come dire che, invece di fare accordi a strozzo con questo o quel paese speculatore, come l'Algeria, gli Usa e altri, o di impestare terra e mare di pale eoliche, nel giro di due anni avremo coperto il fabbisogno di energia che non si poteva più soddisfare a seguito del blocco del gas russo.
Per di più, tutti le risorse messe in campo potevano andare a favore delle nostre imprese produttrici di apparati fotovoltaici (in Italia sono una trentina) e di tutte le ditte di impiantisti in ogni parte d'Italia, con evidenti positive ricadute sull'economia e sul lavoro.
Che fine ha fatto quel progetto? Qualche maligno ipotizza che il Ministro sia stato imbavagliato, impacchettato e invitato a chiudere con la carriera politica, come lo stesso ha poi annunciato.
Ma si poteva mai pensare di levare agli Enti di Stato, alle lobby, alle multinazionali e alle banche d'affari, il ricco piatto della speculazione e dell'eolico sulla terra e in mare, preferibilmente in Sardegna?





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