Sardi contro Sardi

Quella svoltasi ieri a Siniscola è stata l'ultima di una lunga serie di manifestazioni del Popolo dei Sardi che si sentono traditi e abbandonati da parte di quei Sardi, sordi e ciechi, che vivono nei palazzi del potere.
E non è una questione di partiti o colore politico, perché nei territori dell'interno e in quelli periferici dell'Isola, è da dieci anni se non oltre, che la sanità viene smantellata senza che né destra, né sinistra, né centro, né partiti identitari, né indipendentisti, abbiano sollevato barricate per cercare di arrestare questa catastrofe.
E catastrofe, in questo caso, non significa catastrofismo ma la realtà di ogni giorno con la quale devono fare i conti migliaia di Sardi.
Anziani, donne, bambini, e chiunque incorra anche nel più semplice dei problemi di salute o in qualche stupido incidente, non avendo in prossimità né un medico, né un pediatra, né un ginecologo, o riesce ad arrangiarsi confidando nella fortuna o in qualche consiglio azzeccato, oppure deve sobbarcarsi lunghi spostamenti e poi lunghe attese per avere l'assistenza che gli è dovuta.
Nel nome della più cieca burocrazia e di aridi parametri numerici è stata innescata una spirale che obbliga tanti Sardi a spostarsi verso centri che sembrano offrire più assistenza e servizi, determinando il progressivo spopolamento di tanti paesi e di numerosi territori.
Ed è bene non dimenticare che quello sanitario è il problema più doloroso ed eclatante, ma non l'unico. Non sono stati da meno i servizi scolastici, come asili e scuole primarie, uffici pubblici periferici, sportelli bancari, sportelli postali a mezzo o a un quarto di servizio.
A nessuna delle grandi menti che abbiamo votato e mandato al potere è venuto in mente che, quando si sono evidenziati parametri di costo/beneficio negativi era necessaria una forte ed intelligente azione politica di resistenza attiva e promozionale per invertire la tendenza.
Con la strategia delle chiusure si sta progressivamente determinando la morte della Sardegna.





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