La Sardegna non c'è

A Paestum (Salerno) dal 25 al 28 novembre 2021 si svolgerà la 23^ Edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.
Hanno già assicurato la loro partecipazione 12 nazioni tra europee ed extraeuropee, e ben 66 realtà italiane, tra Regioni, Università, Enti di promozione, Musei, ecc.
Sembra che l'unica assente, se escludiamo Arzachena, sarà la Sardegna.
La più antica civiltà del Mediterraneo, un museo a cielo aperto, con 7.000 siti archeologici, sarà rappresentata da un solo Ente di imprenditori privati e di una minima parte del territorio isolano.
La Sardegna continua a sonnecchiare, se non proprio a latitare, mentre gli altri competitor corrono.
Pensavamo che l'iniziativa "Sardegna verso l'Unesco" sarebbe stato un forte stimolo e che la Regione Sardegna avrebbe creato con prontezza un Piano Regionale per dare il via a tanti progetti di recupero, pulizia, campagne di scavo da nord a sud dell'Isola con il coinvolgimento delle comunità locali con nuove possibilità di occupazione.
Invece, assistiamo da tempo a tante passerelle di politici, fasce tricolori in bella mostra, conferenze salottiere e nient'altro.
Di operativo solo qualche nuova foto o filmato negli scali e nei mezzi di trasporto da e per la penisola.
Ha un appeal molto più accattivante la pubblicità in Tv di una nota marca di birra Sarda.
Siamo certi che coinvolgendo le Università locali, italiane e straniere, molto attente alla ricerca e agli studi archeologici, con il Piano Regionale che in una prima fase avviasse un piano di recupero e valorizzazione perlomeno del dieci per cento dei siti, si raddoppierebbe il flusso degli studiosi e dei turisti creando i presupposti per una vera e duratura destagionalizzazione.
Soprattutto, si incrementerebbero le opportunità di lavoro nei territori, delle attività commerciali a cominciare da quelle tipiche dell'agroalimentare, di quelle ricettive e quelle di tutti gli indotti collegati.
Altri fattori positivi di primaria importanza sarebbero quelli di un maggior presidio del territorio e di argine alla fuga dei Sardi dalla Sardegna alla ricerca di migliori condizioni di vita.



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