Aspettando l'Unesco

Questa Italieta, per incidenza del debito sul PIL al 160 %, si colloca, tra i paesi con il più alto debito pubblico, al secondo posto in Europa dopo la Grecia.
In questo disastroso contesto nazionale, la Sardegna si trova nelle ultime posizioni quanto a potenzialità di sviluppo economico.
Per un breve periodo, vista l'unanimità delle forze politiche isolane nel sostenere la richiesta all'Unesco per il riconoscimento del Parco Archeologico della Sardegna come patrimonio dell'umanità, ci siamo illusi che potesse prendere l'avvio la valorizzazione ed utilizzo del bene archeologico come volano e abbrivio per un nuovo processo di sviluppo economico, culturale, sociale e turistico.
Una strategia fondamentale, visto il fallimento di tante intraprese industriali.
Gli ultimi annunci dell'avvio di un prossimo e progressivo disimpegno o ridimensionamento in Sardegna delle attività della Saras e dell'Eni, rende ancor più urgente e indispensabile puntare con decisione e determinazione alle opportunità che offre la creazione del Parco Archeologico della Sardegna.
Ci spaventa l'idea che, il riconoscimento dell'Unesco diventi un fatto sine qua non, cioè che il Parco Archeologico non possa prendere vita se non con quel riconoscimento.
Prendiamo coscienza, invece, che la Sardegna e il Tesoro ereditato dai nostri avi, possono creare sviluppo e opportunità di lavoro anche se, putacaso, il riconoscimento non dovesse arrivare o arrivasse chissà quando.
L'Isola e il suo patrimonio di seimila anni di storia vanno ben oltre l'Unesco.
Quanto le piramidi, l'Isola di Pasqua, il Colosseo e Pompei. Anche come importanza e cardine della storia, i nostri antenati non temono confronti perché hanno contribuito a creare la civiltà nel mondo allora conosciuto, al pari degli Egizi e ben prima di Fenici, Greci e Romani. Hanno navigato, commerciato e dominato anche militarmente per secoli e secoli.
Questa storia e le testimonianze monumentali hanno necessità di una adeguata valorizzazione, con un poco di buona volontà e attingendo a finanziamenti europei, regionali o statali o perfino privati.
La Regione si faccia artefice e stimolo di una grande attività di recupero, pulizia e marketing turistico non di piccolo cabotaggio ma a livello europeo e internazionale.
E' quello il palcoscenico che merita il Tesoro dei Sardi ed è lì che nasce il valore aggiunto, la carta vincente per una vera e duratura ripartenza della nostra economia.
Sarà la nostra grande industria, ecologica, destagionalizzata, presente in ogni angolo dell'Isola, interagente con l'agroalimentare, l'artigianato e le risorse peculiari delle singole località.
Ma, per favore, muoviamoci immediatamente per essere pronti quando l'attività turistica potrà ripartire a tutti i livelli, perché questa opportunità non resti chiusa nei salotti politici e culturali, ricca di tante enfatiche parole ma priva di fatti concreti, diventando l'ennesimo rimpianto.


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