Lo scrigno dell'ANGLONA


LAffacciata sul Golfo dell'Asinara, tra la Gallura e la Romangia, si trova l'Anglona.
Probabilmente, il centro più conosciuto, tra quelli rivieraschi di questa regione, è Castelsardo.
Proprio una delle sue immagini simbolo da cartolina, la Roccia dell'elefante, ospita due domus de janas del periodo prenuragico. Nelle altre località sul litorale, Santa Maria Coghinas e Valledoria e Tergu, si segnalano numerosi nuraghe semplici e qualcuno più complesso, tutti in precarie condizioni mancando qualsiasi cura e salvaguardia.
Tergu ci presenta qualcosa di notevole, la Fortezza nuragica di Monte Elias.
Una possente muraglia a difesa di un centro abitato posto su quell'altopiano. Nella muraglia era inglobata una torre e a mezza costa si vedono i resti di una seconda fortificazione. Una campagna di recupero e il suo inserimento nell'itinerario turistico della zona darebbe una forte spinta all'economia di quel territorio.
Ma è all'interno che l'Anglona mostra un panorama archeologico che parte addirittura dal paleolitico ed ha un gran numero di reperti del periodo pre nuragico e nuragico da far ipotizzare che questa regione abbia avuto, in quelle epoche remote, una popolazione assai numerosa.
Innumerevoli le testimonianze di domus de janas, necropoli, tombe di giganti, pozzi sacri, fortificazioni, proto nuraghi, nuraghi semplici, nuraghi a più torri.
Tante e tante testimonianze che, però, danno un po' di tristezza, perché in massima parte non hanno mai avuto un minimo di manutenzione e cura, né sono mai state protette da azioni vandaliche.
Sarebbe sufficiente che questo patrimonio venisse recuperato almeno in parte che, per la sua vastità e varietà, potrebbe diventare una rilevante fonte di reddito per tutta la regione dell'Anglona, e non solo.
Bulzi, Chiaramonti, Erula, Laerru, Martis, Nulvi, Perfugas, Sedini. Tutti questi centri, nessuno escluso, contano numerosissimi insediamenti che datano dalle epoche preistoriche fino all'ultimo periodo nuragico.
Impossibile enumerarli tutti, ci vorrebbero pagine e pagine. Purtroppo, abbiamo notizia che la sola amministrazione comunale di Erula, ultimamente, sia intenzionata ad investire su queste memorie arcaiche per farne un elemento trainante per un suo percorso di sviluppo sociale, economico e turistico.
Comunque, per dare un piccolissimo esempio della ricchezza archeologica del territorio, ricordiamo del ritrovamento a Erula del Pugnale votivo con l'elsa a forma di lettera gamma custodito nel Museo Archeologico di Perfugas.
A Laerru, nel complesso archeologico di Monte Ultana è stata ritrovata una navicella in bronzo con protome animale, cioè con la prua a forma di testa di animale, custodita nel Museo Sanna di Sassari.
A Nulvi, nel nuraghe Orcu è stato rinvenuto un bronzetto di uomo che cavalca un bue che viene conservato nel Museo Archeologico di Cagliari(?).
A Perfugas, nel Pozzo sacro Predio Canopoli è stato trovato il bronzetto di un toro conservato nel Museo Sanna di Sassari(?), benché a Perfugas ci sia il Museo archeologico e Paleobotanico.
Tra l'altro, in questo Museo, vi si può ammirare una stupenda raccolta di reperti di una foresta pietrificata risalente a trenta milioni di anni fa che occupava trecento chilometri quadrati di quella regione, e vi si conserva una statuetta di dea madre con bambino del 4.000 avanti Cristo.





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