Sardegna in vendita

Si sta facendo sempre più insistente l’azione di aggressione al territorio della Sardegna, in nome di pseudo iniziative di sviluppo che “potrebbero favorire” nuova occupazione. Se da una parte si sbandiera la vocazione turistica dell’Isola, soprattutto per le sue peculiarità paesaggistiche e ambientali che stanno dando certezze di sviluppo e di posti di lavoro; dall’altra stiamo assistendo ad un assalto all’arma bianca alle coste, alle colline, agli scorci paesaggistici più incontaminati e affascinanti.
Per i fanghi rossi vengono creati appositi bacini di contenimento a mare; le cave stanno alterando e distruggendo il paesaggio, compresi ettari su ettari di vegetazione. Da ultimo è scoppiata la corsa alle centrali eoliche ed è in atto un tentativo per usare la Sardegna come deposito delle scorie nucleari.
La cosa più preoccupante è che all’assalto stanno collaborando attivamente anche i sardi, soprattutto amministratori comunali.
I fanghi rossi verranno scaricati a mare con una apposita delibera di Consiglio Comunale, nonostante la netta opposizione popolare; per le cave, l’Assessorato all’Ambiente della Regione Sarda sta concedendo autorizzazioni a getto continuo, anche qui contro il volere delle popolazioni e queste si sono ribellate; per quanto riguarda le centrali eoliche, gli amministratori comunali stanno cedendo alle lusinghe di qualche centinaio di migliaia di euro e concedono terre e autorizzazioni senza neanche informare la popolazione.
Analizziamo meglio questo argomento perchè tutto ciò che ruota attorno ai parchi eolici è ammantato da una spessa cortina di dati e informazioni contradditori.
I produttori di energia mettono in risalto il fatto che si tratta di energia pulita. Ma noi riteniamo che sia pulita solo in parte. Infatti l’inquinamento ambientale e acustico è assai rilevante, checchè se ne dica. Perché poi l’impianto sia altamente produttivo, deve essere collocato nei punti più alti del territorio, quindi più ventosi, ma anche i più belli. I produttori asseriscono che con un impianto eolico, di circa 25 torri, si soddisferà il fabbisogno del Comune interessato anzi, potrà assicurare energia ai centri vicini. Eminenti studiosi non sono d’accordo.
Ad esempio il premio Nobel Carlo Rubbia, scienziato che tutto il mondo ci invidia, afferma: ”se si deve pensare all’eolico come un apporto energetico fondamentale per il nostro Paese, di queste torri eoliche dovremo farne non delle centinaia ma delle migliaia, e forse anche delle centinaia di migliaia”.
I più maliziosi pensano, più semplicemente, che i produttori si siano lanciati sull’eolico per ottenere il “patentino verde” che consente loro di accedere a sostanziosi contributi statali ed europei, nonché gli consente di fatturare un Kw di energia ecologica a oltre 200 delle vecchie lire con costi di produzione più bassi rispetto agli altri sistemi. In conclusione, i Comuni che accolgono un parco eolico si trovano con il territorio stravolto da almeno 25 piloni alti dai 30 ai 50 metri con pale da 10 metri l’una, scavi di chilometri per passare i cavidotti interrati, vegetazione distrutta per costruire strade d’accesso,stazioni d’energia ecc., e costi energetici più alti, perché ecologici.
E la Regione che fa? Forse, d’accordo con certe amministrazioni comunali, vuole offrire ai turisti nuovi scorci di panorama. Certo che quando si preparano migliaia di depliants con immagini di natura selvaggia e incontaminata e poi la realtà è fatta di decine di piloni dalle enormi pale, ce ne corre assai. Chissà se i turisti saranno soddisfatti di questa nuova Sardegna che gli stiamo preparando.
Crediamo di no.
E crediamo sia uno strano modo di operare per lo sviluppo del tanto sbandierato turismo nelle zone interne, che dovrebbe creare nuove occasioni di lavoro e servire ad evitare il progressivo spopolamento.



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