Una nuova Sardegna. Agro.


Proseguo, con questa nota, alla disamina di quei fattori produttivi che possono contribuire ad un autonomo sviluppo dell'economia sarda.
Autonomo perchè spontaneo, frutto di vita e tradizioni millenarie e non frutto di chissà quale alchimia studiata a tavolino a Roma o Bruxelles.
Anzi meglio evitare quella colta ignoranza e quelle politiche dettate e imposte dalle multinazionali che vogliono occupare ogni spazio, imponendo i loro disciplinari qualitativi e quantitativi.
Come riportato nel titolo esamineremo lo sviluppo dell'Agro.
Agro per agricoltura, agroalimentare, pastorizia e agropastorizia.
Ho trattato, anche in altre note, la validità e la potenzialità competitiva di questi comparti produttivi cercando di smontare il vecchio stereotipo che, tutt’ora, esiste nell'imaginario della maggioranza dei Sardi. L'idea di ancestrale fatica mai gratificata e di un mondo ai confini della povertà.
Niente di più sbagliato. E' sufficente guardare la storia e analizzare quanto alla Sardegna è stato tolto, negato, impedito, soprattutto negli ultimi due secoli, per arrivare alla conclusione che, se migliaia di famiglie e tante comunità sono sopravvissute, e spesso prosperato, è perchè non sono state ammaliate dal miraggio dell'industrializzazione e del modernismo a tutti i costi.
Hanno continuato, invece, a fidarsi del lavoro e delle esperienze antiche, dell'agricoltura, della pastorizia e dell'allevamento.
Con pochi indirizzi, guide e risorse, rispetto al settore industriale e manifatturiero, che sono state le chimere che avrebbero dovuto far volare l'economia isolana, l'agricoltura e la pastorizia, insieme a tutti i settori derivati, sono le uniche a offrire ancora tante opportunità per creare una vera economia di sviluppo per l'intera regione.
Perchè, l'agricoltura, la pastorizia e i settori agroalimentari derivati della Sardegna, possiedono quello che nel mondo globalizzato impestato e inquinato, è considerato un vero tesoro.
La genuinità, la bontà dei sapori, la tradizione di queste arti.
E, comunque, in Sardegna non siamo certo all'anno zero. Solo per citare alcuni esempi; da un paio di decenni diversi caseifici collocano il 90% della loro produzione di pecorino romano e di pecorino sardo negli Stati Uniti.
Le Cooperative di allevatori, nei periodi delle festività più importanti durante l'anno, non riescono a soddisfare tutte le richieste di agnelli che arrivano dall'Itala e dall'estero.
Analoga situazione per i produttori di carciofi, pomodori e frutta.
E se venisse risolto l'annoso problema della peste suina che bloca ogni esportazione di carni suine fresche o conservate.......

Sarebbe opportuno, quindi, attivare azioni incisive che consentano di far comprendere ai giovani, e a tutti coloro che sono senza lavoro, che esistono opportunità alternative molto più appetibili del posto di precario in una societa assicuratrice, finanziaria, in un call center.
Soprattutto nei centri dell'interno, che vanno pian piano spopolandosi, dovrebbero essere attivate da tutti gli Enti regionali a partire dall'Assessorato preposto e da parte delle Agenzie Laore ed Argea, campagne di sensibilizzazione per spiegare le opportunità e sostenere e incentivare le iniziative nei settori citati.
Sollecitiamo, quindi, una grande regìa regionale, di idee e di azioni. Ribadiamo, ancora una volta, la necessità che i politici e la Regione Sardegna dedichino tutto il loro impegno per lo studio e la gestione delle strategie più opportune.
Una azione forte e incisiva che, partendo da tutto il buono che già producono questi settori, favoriscano la nascita di nuove iniziative e realizzino sinergie tali da poter affrontare mercati più vasti e, quindi maggiori richieste di prodotti e di servizi e necessiti, conseguentemente, dell’incremento della forza lavoro.
Nell'azione di sensibilizzazione e incentivazione a dedicarsi ad una delle tante attività agropastorali e dell'agroalimentare sarebbe opportuno utilizzare, quale richiamo, l'impatto sulla gente e sui media delle varie iniziative che sono un appuntamento irrinunciabile.
Cortes apertas, Is animas e Prugatoriu, Autunno in Barbagia, le tante rassegne, i festival del vino,ecc..
"La Sardegna del gusto" o "Sapori di Sardegna", o altro, possono essere il titolo di un sito tematico da interconnettere con altri dedicati al Turismo per esercitare un forte richiamo verso tante iniziative e tante località che da anni riscuotono un crescente successo.
Potrebbero essere una spinta per tanti giovani e meno giovani, al primo impiego o che hanno perso il lavoro. Impegnarsi e dedicarsi a produrre per partecipare a quelle e a tante altre iniziative che si possono creare.
Tanti appuntamenti nel corso dell'anno che con il turismo e l'artigianato esercitino una vicendevole azione trainante.
C'è solo la necessità che diventino sistemiche e vengano pubblicizzate in modo strategico e professionale.
A cominciare da subito, dall'Expò 2015.

Ma per favore, un'azione mirata non inserita in quel calderone impossibile che sembra essere il "Very bello" istituzionale dello Stato Italiano.
Che tra l'altro sà tanto di gaggio e provinciale. La proverbiale inventiva e il buon gusto italiani sembrano morti e sepolti, a leggere quel titolo.



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