Le flebili voci della Sardegna


I Sardi stanno assistendo impotenti allo sfascio inarrestabile del tessuto economico e sociale della loro Isola.
Salvo alcuni parziali risultati ottenuti per le decise reazioni di alcune categorie, come i pastori e gli agricoltori,
gli altri settori più in crisi, come il tessile e il chimico non vedono alcun segnale di positiva soluzione delle tante vertenze.
Si parla della Sardegna solo per l’installazione di impianti eolici normali o off-shore e di centrali nucleari,
per dare una bella botta al comparto turistico unico settore economico che gode ancora di discreta salute.
La Sardegna è troppo bella e il suo fascino attira tanti turisti.
Sistemiamola, allora, per bene con qualche centinaio di pale eoliche sui suoi monti e sul mare. E una bella centrale nucleare, magari proprio al centro del suo territorio.
Che ne direste poi di qualche tonnellata di rifiuti campani. Come se la Sardegna non avesse problemi già di suo, soprattutto al centro nord.
E i nostri, cosiddetti, uomini politici ?
Quelli che ci governano sembra che abbiano scarsa voce in capitolo nelle trattative con il governo centrale. Tante promesse, pacche sulle spalle, e nient’altro.
Ricordate le promesse di Berlusconi e Scajola nella campagna elettorale pro Cappellacci ? Tante cose dette e anche scritte, messe nero su bianco.
Solo carta straccia.
E gli altri ? L’opposizione in consiglio regionale è di scarso peso e assai divisa. Ma anche gli altri, i cosiddetti nazionalisti e indipendentisti, hanno una vocina così flebile che manco ti accorgi che esistono.
Confessiamo di aver avuto qualche speranza su IrS ma, a parte per qualche diatriba interna e per la inaugurazione della sede del partito, in questo momento così difficile non si sono né visti, né sentiti.
In conclusione, la Sardegna non fa sentire nè al suo interno, nè nelle sedi opportune, la sua protesta e le sue giuste rivendicazioni. Salvo qualche pigolìo o belato.
Così tanti Sardi, tanti lavoratori, tante categorie produttive, vedono sparire assai velocemente quelle che erano le loro prospettive o le loro certezze per una vita laboriosa e serena.
L’Italia e l’Europa stanno facendo a gara per chi riuscirà a distruggere anche l’ultima e più piccola risorsa della nostra Isola.
Prossimo obiettivo, le tonnare.


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